Il ruolo della prevenzione vaccinale nella lotta all’Antimicrobico-Resistenza: prospettive e scenari futuri

La resistenza antimicrobica (Antimicrobial Resistance, AMR) rappresenta una delle più rilevanti e urgenti minacce per la salute pubblica globale, essendo responsabile di oltre 5 milioni di decessi ogni anno e compromettendo in modo crescente l’efficacia delle terapie disponibili. In questo contesto, la profilassi vaccinale si configura come uno strumento di prevenzione fondamentale e strategico, prevenendo circa 515.000 decessi annuali e agendo direttamente sulla riduzione dell’incidenza delle infezioni. Attraverso la prevenzione primaria delle malattie infettive, la vaccinazione contribuisce in modo determinante a limitare la selezione e la diffusione dei microrganismi resistenti, riducendo l’evoluzione e la circolazione dei geni di resistenza, la trasmissione dei patogeni e il conseguente ricorso agli antimicrobici, spesso utilizzati in maniera inappropriata. Per tali motivi, la vaccinazione è riconosciuta a livello internazionale tra le dieci azioni più efficaci per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza, non solo in termini di riduzione del consumo di antibiotici. In questo contesto, il Gruppo di Lavoro Vaccini della Società Italiana di Igiene (S.It.I.), nel lavoro “Vaccinations Included in the National Immunization Calendar as a Tool to Tackle Antimicrobial Resistance: Current Evidence for Selected Pathogens in Italy” sintetizza le evidenze nazionali sul ruolo della vaccinazione nella prevenzione delle infezioni e nella riduzione della mltiresistenza, confermandone l’importanza strategica nella lotta all’AMR.

La resistenza antimicrobica costituisce oggi una delle principali emergenze di sanità pubblica a livello globale. L’aumento costante delle infezioni sostenute da microrganismi resistenti a più classi di antimicrobici (Multi-Drug Resistant Organisms, MDRO) ha determinato, nel tempo, una progressiva riduzione delle opzioni terapeutiche disponibili, con un conseguente incremento della complessità assistenziale, della morbosità, della mortalità e dei costi sanitari associati (World Health Organization. Antimicrobial resistance: global report on surveillance. Geneva: WHO, 2014). A fronte di tale diffusione dell’AMR, non si è osservato un parallelo sviluppo di nuove molecole antimicrobiche, rendendo il fenomeno particolarmente critico per la pratica clinica e la sostenibilità dei sistemi sanitari. Nell’Unione Europea, si stima che l’impiego di antibiotici di seconda e terza linea e il prolungamento delle degenze ospedaliere comportino costi aggiuntivi superiori a 1,5 miliardi di euro l’anno.

L’impatto dell’AMR non si limita all’ambito umano, ma coinvolge in modo significativo anche i settori veterinario e agricolo. Oltre il 50% degli antibiotici utilizzati a livello globale è infatti destinato all’ambito veterinario, favorendo la selezione e la diffusione di batteri resistenti, sia commensali sia zoonotici. Il trasferimento di microrganismi multi-resistenti all’uomo può avvenire attraverso il consumo di alimenti di origine animale, il contatto diretto con gli animali o mediante cicli di contaminazione ambientale. In quest’ottica, il legame tra salute umana, animale e ambientale è oggetto di analisi congiunta da parte dell’European Food Safety Authority (EFSA) e dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Proprio per sensibilizzare sull’uso prudente degli antibiotici, dal 2008 l’ECDC promuove ogni 18 novembre lo European Antibiotic Awareness Day (EAAD). In Italia, il riconoscimento dell’AMR come emergenza sanitaria ha portato all’adozione del Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022–2025.

In risposta a questo scenario, numerose agenzie e organismi internazionali hanno elaborato strategie strutturate per il contrasto dell’AMR, identificando tra le azioni prioritarie l’adozione di tecnologie costo-efficaci, il rafforzamento delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, la formazione continua degli operatori sanitari, la diagnosi tempestiva e appropriata e l’uso responsabile degli antimicrobici (Review on Antimicrobial Resistance. Antimicrobial Resistance: Tackling a Crisis for the Health and Wealth of Nations. 2014). In tale contesto, la prevenzione delle infezioni rappresenta un elemento cardine, e la vaccinoprofilassi si inserisce a pieno titolo tra le strategie più efficaci. Infatti, i vaccini, grazie alla loro capacità di prevenire numerose malattie infettive, contribuiscono in modo significativo alla riduzione delle infezioni sostenute da microrganismi multi-resistenti, sia direttamente sia indirettamente, attraverso i meccanismi di immunità di gregge. Essi riducono il numero complessivo di infezioni, limitano la circolazione dei ceppi batterici (inclusi quelli resistenti) e diminuiscono la necessità di ricorrere a trattamenti antibiotici.

In proposito, l’impatto della vaccinazione contro pneumococco, meningococco e Haemophilus influenzae è emblematico: la drastica riduzione delle meningiti e delle sepsi invasive ha comportato una significativa diminuzione dell’uso di antibiotici, in particolare in età pediatrica, ambito in cui molte infezioni febbrili sono di origine virale. Secondo il documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Estimating the impact of vaccines in reducing antimicrobial resistance and antibiotic use, un impiego estensivo dei vaccini attualmente disponibili potrebbe ridurre l’uso globale di antibiotici di circa 142 milioni di DDD (Defined Daily Doses) all’anno, prevenire oltre 100.000 decessi e generare risparmi rilevanti in termini di costi ospedalieri e perdite di produttività (World Health Organization, 2024). Peraltro, una ulteriore incremento della copertura vaccinale antipneumococcica potrebbe evitare decine di migliaia di morti e milioni di DALYs ogni anno. Parallelamente, lo sviluppo di nuovi vaccini contro patogeni ad elevata resistenza, quali Klebsiella pneumoniae, Streptococcus di gruppo A e Mycobacterium tuberculosis, rappresenta una prospettiva cruciale per il futuro, potenzialmente in grado di prevenire centinaia di migliaia di decessi e ridurre in modo sostanziale il consumo globale di antibiotici.

Il contributo della vaccinazione alla lotta contro l’AMR si inserisce pienamente nell’approccio integrato One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. L’impiego di vaccini in ambito veterinario e zootecnico consente di ridurre l’uso di antibiotici negli allevamenti, limitando la selezione e la diffusione di batteri resistenti e la contaminazione ambientale.

Alla luce delle evidenze disponibili, l’integrazione strutturale della prevenzione vaccinale nelle strategie nazionali e internazionali di contrasto all’antimicrobico-resistenza, così come secondo quanto previsto anche dal Piano Nazionale di Contrasto all’AMR (PNCAR), rappresenta una scelta imprescindibile. In tale cornice si colloca il contributo “Vaccinations Included in the National Immunization Calendar as a Tool to Tackle Antimicrobial Resistance: Current Evidence for Selected Pathogens in Italy” (Allegato 1), elaborato nell’ambito del Gruppo di Lavoro Vaccini della Società Italiana di Igiene (SItI), e pubblicato sulla rivista Vaccines (MDPI), che analizza e descrive il ruolo attuale e prospettico della vaccinazione nella prevenzione delle infezioni e nella riduzione dell’uso e dell’impatto degli antimicrobici. Il documento intende fornire un inquadramento scientifico aggiornato delle migliori evidenze disponibili, sottolineando il valore della vaccinoprofilassi come intervento chiave per il contrasto dell’AMR e come elemento strutturale delle politiche di sanità pubblica, in un’ottica di prevenzione multidisciplinare ed integrata.

Per quanto detto, la vaccinazione si conferma, ancora una volta, non solo come strumento di prevenzione individuale, ma come leva strategica per la salute pubblica, capace di coniugare tutela della persona, riduzione della circolazione di patogeni resistenti e sostenibilità dei sistemi sanitari. Integrare la vaccinoprofilassi nelle strategie nazionali e internazionali di contrasto all’AMR significa, dunque, tradurre le evidenze scientifiche in politiche concrete, rafforzando un approccio multidisciplinare che riconosce la connessione tra salute umana, animale e ambientale collocando la prevenzione al centro di ogni azione efficace contro la resistenza antimicrobica.

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