Stagione influenzale 2018-2019: gli ultimi aggiornamenti

In Italia, l’attività di sorveglianza epidemiologica delle sindromi Simil Influenzali (“Influenza Like Illness” - ILI) e dei casi gravi e severi di influenza è coordinata dal Dipartimento di Malattie Infettive (DMI) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), grazie al contributo dei medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici ospedalieri e referenti presso le ASL e le Regioni. La rilevazione dei dati delle sindromi influenzali (InfluNet) per la stagione 2018-2019 è iniziata, come di consueto, nella 42esima settimana del 2018 (lunedì 15 ottobre 2018) per terminare nella 17esima settimana del 2019 (domenica 28 aprile 2019), salvo ulteriori comunicazioni legate alla situazione epidemiologica nazionale.

L’influenza stagionale nell’immaginario collettivo rappresenta un evento ineluttabile il cui impatto sanitario e sociale è stato da sempre ampiamente sottostimato. Per contro, l’influenza rappresenta uno dei più importanti problemi di Sanità Pubblica nonché una rilevante fonte di costi diretti e indiretti per l’attuazione delle misure di controllo e la gestione dei casi nonché delle complicanze che alla malattia conseguono. Alcune fasce di popolazione, come l’età pediatrica e quella anziana, sono a maggiore rischio di gravi complicanze influenzali, come la polmonite o il peggioramento di condizioni cliniche e mediche subordinate e/o concorrenti (talvolta esitanti nel decesso). Attualmente, infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le morti correlabili all’influenza sono valutabili in un range che varia da 250.000 a 500.000 in tutto il mondo (8.000 solo in Italia). Il Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) stima in particolare che ogni anno, in Europa, si verificano dai 4 ai 50 milioni di casi sintomatici di influenza e che 15.000/70.000 cittadini europei muoiono ogni anno per complicanze della patologia; in questo contesto, è doveroso sottolineare il fatto che il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli con condizioni cliniche e croniche di base. Lo strumento di prevenzione più efficace per evitare l’insorgenza della patologia e per ridurre i costi ad essa correlati è rappresentato dal vaccino antinfluenzale, motivo per il quale viene offerto in maniera attiva e gratuita nei soggetti over65, nei soggetti con patologie croniche di qualsiasi fascia di età a partire dai 6 mesi di vita, nelle donne in gravidanza, nei contatti stretti dei bambini con meno di 6 mesi di vita ed infine negli operatori sanitari e negli operatori di pubblica sicurezza.

I dati registrati dal sistema di sorveglianza InfluNet, evidenziano come nella stagione influenzale 2018/2019 appena conclusasi, le fasce di età più colpite siano state quelle pediatriche (0-4 anni) ed adolescenziali (5-14 anni), i quali hanno mostrato i tassi di incidenza più elevati in assoluto (Fig. 1).

Fig.1: Incidenza delle sindromi influenzali (casi per 1.000 assistiti) in Italia per classi di età. Stagione 2018 - 2019
Fig.1: Incidenza delle sindromi influenzali (casi per 1.000 assistiti) in Italia per classi di età. Stagione 2018 - 2019

Come si evince dal grafico in Fig.1, la stagione influenzale in corso è stata caratterizzata da un periodo iniziale di bassa incidenza che si è protratto fino alla fine di dicembre 2018, e da un aumento dei casi con l’inizio del nuovo anno. Dopo le due stagioni influenzali 2016-2017 e 2017-2018 in cui il picco epidemico è stato registrato con un anticipo di circa quattro settimane rispetto alla media delle stagioni precedenti, nella stagione 2018-2019 l’andamento dell’epidemia è tornato alla tempistica usuale con un picco tra la fine di Gennaio e l’inizio di Febbraio 2019.

Nella Figura 2, viene riportata l’incidenza dei casi per 1000 assistiti osservata nelle diverse Regioni durante le settimane di sorveglianza. I valori di incidenza sono stati categorizzati in quattro classi alle quali sono state assegnate diverse gradazioni di colore indicative dell’impatto osservato. In questo contesto appare interessante evidenziare il peculiare andamento epidemiologico della Regione Sardegna:

  • si osserva un inizio tardivo rispetto al resto d’Italia, con il primo picco che superi il valore di 2,74 per 1000 a partire solo dalla 3^ settimana di gennaio;
  • mentre quasi in tutte le Regioni i valori sono scesi al di sotto del 2,74 per 1000, in Sardegna al momento attuale si continuano a segnalare casi con livelli di incidenza >2,74 per 1000.
  • la Regione Sardegna, unica realtà rispetto a tutti gli altri territori nazionali, ha registrato valori sempre al di sotto di 8,41 casi per 1000 assistiti;

Ci si chiede allora quali possano essere i determinanti alla base di tale peculiare andamento, in considerazione del fatto che i virus isolati in Sardegna sono analoghi a quelli isolati in altri territori e dunque con analogo valore di diffusibilità (Ro). Una parziale risposta potremmo trovarla nell’insularità, la quale potrebbe spiegare il ritardo nell’inizio del primo significativo picco, anche se questo andamento non trova riscontro nell’altra grande Isola, la Sicilia. Il ritardo dell’inizio del picco potrebbe spiegare poi il prolungarsi dell’epidemia fino a fine Aprile. Per contro lo status di insularità non spiega il perché di un così basso livello di epidemicità. Una situazione analoga è stata descritta negli USA, dove i CDC affermano che mentre la stagione 2017-2018 si è caratterizzata per un notevole impatto, soprattutto in termini di casi gravi e complicati, quella attuale si è dimostrata di minore impatto ma di straordinaria prolungata azione, tanto da essere ancora in atto.

Questo fatto tuttavia non spiega il motivo per il quale questo fenomeno debba essersi osservato in Sardegna e non in altre realtà nazionali. Un possibile determinante che spieghi invece tutti e tre i fenomeni osservati (ritardo nell’avvio, basso livello epidemico e prolungamento dell’epidemia) è il principio di azione di massa, principio epidemiologico in ragione del quale la diffusione di un’infezione in seno alla collettività risulta proporzionale al prodotto della densità di persone suscettibili per la densità di individui infetti. Pertanto una riduzione significativa del numero dei suscettibili, grazie ad un importante intervento vaccinale, porterebbe ad un ritardo dell’avvio dell’epidemia per un ostacolato raggiungimento della soglia critica (numero di malati presenti in una comunità necessario a far scattare la diffusione dell’infezione). La presenza di vaccinati, e dunque di soggetti non suscettibili, rendendo inefficaci i contatti, e dunque ritardando il raggiungimento del picco porterebbe, in definitiva, ad originare un’epidemia prolungata e di bassa intensità, proprio come quella evidenziata in Sardegna nella Figura 2.


Fig.2: Incidenza delle sindromi influenzali in Italia nella stagione 2018/2019 (per 1.000 assistiti) per singola Regione e per Settimana di osservazione
Fig.2: Incidenza delle sindromi influenzali in Italia nella stagione 2018/2019 (per 1.000 assistiti) per singola Regione e per Settimana di osservazione

Qual è stata l’offerta di vaccino antinfluenzale in Sardegna durante questa stagione?

La Regione Sardegna per questa stagione ha aumentato del 5%, rispetto alla stagione precedente, il quantitativo di vaccini da offrire alla popolazione. Un problema in sede di gara da parte della Ditta aggiudicataria ha causato però un ritardo negli approvvigionamenti nel periodo di ottobre-novembre, con il risultato che un discreto numero di persone non hanno aspettato l’offerta gratuita ed hanno provveduto ad acquistare direttamente il vaccino in farmacia. Quando poi i vaccini si sono resi disponibili sono stati offerti alla popolazione con un sensibile maggiore incremento della copertura rispetto agli anni precedenti.

A tal proposito è doveroso sottolineare l’intenso lavoro di educazione sanitaria e di comunicazione vaccinale condotto da tutti i Distretti Sanitari, dalle Aziende Ospedaliero Universitarie, dai Dipartimenti di Prevenzione della Sardegna e da Vaccinarsinsardegna.org come strumento istituzionale di comunicazione vaccinale della nostra regione, relativamente alle Campagne di Vaccinazione Antinfluenzale con il fine ultimo di sensibilizzare la popolazione su un importante fattore di prevenzione e protezione della salute a tutto tondo come quello rappresentato dalla vaccinazione antinfluenzale. In accordo con le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, gli obiettivi delle campagne antinfluenzali hanno cooperato in modo sinergico e parallelo, mirando alla prevenzione delle forme gravi e delle complicanze dovute alla sindrome influenzale, alla riduzione della mortalità nei soggetti a rischio di complicanze in corso di influenza e alla riduzione dei costi sociali, diretti e indiretti connessi con le ospedalizzazioni, degli accessi ai Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA), della morbosità e mortalità. Al fine di perseguire i suddetti obiettivi, a livello locale e su tutto il territorio si sono consolidati interventi sanitari di prevenzione accompagnati da campagne di comunicazione ben strutturate e articolate, le quali, secondo la letteratura accademica producono effettivi cambiamenti positivi o prevengono cambiamenti negativi rispetto ai comportamenti di salute di una vasta gamma di popolazione.